Dalla parte del CICLISMO
Etica nello sport, nuove tecniche di allenamento e lotta al doping
Marco Bonarrigo e Aldo Sassi, prefazione di Giorgio Squinzi
Edizioni Sperling & Kupfer (2004)

…e diciamolo pure, con ogni probabilità, senza Aldo Sassi  non sarebbe esistito questo sito! Era il 2010, quando per mezzo delle pagine della gazzetta propose tabelle d’allenamento condivise per il Fiandre cicloamatoriale e tutto ebbe origine da lì. Nell’aprile seguente eravamo in Belgio e spianammo i muri fiamminghi con un nastrino rosa sotto il sellino: forse avrebbe dovuto essere nero visto che il povero Aldo non vide il nuovo anno e i frutti del suo lavoro, ma la leggerezza del rosa (oltre ad essere il contrassegno italico di chi aveva seguito il “Leone”) ben si adattava anche a quel sentimento e alle emozioni affidateci.

Venendo al libro, è un po’ datato (2004) ma del tutto attuale. Si tratta di un’intervista di M.Benarrigo (giornalista sportivo specializzato nel ciclismo) al prof. Aldo Sassi (allenatore, preparatore, ricercatore e scienziato dello sport) divisa in quattro macro sezioni: fisiologia, tecniche di allenamento, gestione di una squadra, lotta al doping. Emerge tutta l’esperienza, l’accuratezza e la profondità di Sassi, uno studioso appassionato e preciso. L’esperienza al team Mapei e al Mapei Sport Service viene spesso confutata e portata ad esempio sempre con trasparenza estrema e onestà intellettuale come esempio concreto di schema di professionalità e qualità da  proporre e divulgare. Molto interessanti le disquisizioni sulla soglia anaerobica (in realtà non esiste(?)), sulla figura del “preparatore” affrontata senza ipocrisie e sull’emodoping. Eccellente la proprietà di linguaggio. Il libro è tecnico, adatto ad un pubblico attento e preparato in quanto alza non poco il livello della discussione su temi importanti e caldi del ciclismo.
Oltre ai tanti spunti che il libro-intervista offre, tra le righe emergono un paio di considerazioni sconsolate: la capacità di vivere negando l’evidenza e distogliendo lo sguardo dai fatti sotto i nostri  occhi è palese, per vari motivi chi dovrebbe infomare non fa altro che proteggere “il sistema” rendendosi protagonista di un giornalismo sportivo non critico o di inchiesta bensì misero, servile e ipocrita, all’occorrenza strumentalmente scandalistico; gli approfondimenti che il libro rendeva pubblici nel 2004 sono stati volutamente lasciati ai margini, sminuiti o dimenticati dagli addetti ai lavori; Aldo Sassi è morto premauramente e non solo per l’età anagrafica e per i suoi cari ma anche per la sua professionalità: persone preparate ed intelligenti come lui servono (servirebbero) e serviranno sempre al ciclismo e allo sport.
Grazie Aldo, un abbraccio. E a voi tutti buona lettura!

VOTO 9

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