Perchè fare il Mortirolo?

La risposta non è facile. Forse perchè è una prova di forza. Ci sono professionisti, anche di discreto livello (per esempio il velocista Danilo Napolitano) che fino a poco tempo fa non l’avevano mai scalato. E’ una salita bruttina, soffocata dal bosco, solo negli ultimi 2km circa si apre. La vista sul panorama circostante è occlusa dalla vegetazione e la strada continua imperterrita su pendenze nauseanti. Per tutti questi motivi forse sarebbe più piacevole affrontarla dai versanti più dolci Monno, in val Camonica, piuttosto che Grosio in Valtellina, entrambe comunque da non prendere sotto gamba.

Da Monno (per intenderci la discesa molto tecnica affrontata nei vari Giri d’Italia)  sono 13km, la sensazione è quella di pedalare regolarmente intorno al 9% con strappi continui di pendenze più impegnative (max 13%); la seconda parte, dopo un paio di km di relax al 5-7%, torna a farsi velenosa, raggiunge il 13% e insiste su pendenze comprese tra 9-11%; l’ultimo chilometro permette di tirare il fiato e godersi lo scollinamento.

Da Grosio è invece nettamente più panoramica, piacevole e dura. Sale a strappi, a gradoni: si inizia con 3km in doppia cifra per poi proseguire per altri 3km in relax, quindi inizia la serie di variazioni di pendenza, un continuo alternarsi di tratti in doppia cifra e passaggi più pedalabili o addirittura soft, fino all’innesto con la celebre strada che sale da Mazzo. Da lì in poi il percorso è identico, mancano poco più di 3km al passo.

Il Mortirolo vero però è quello da Mazzo di Valtellina ma anche qui non mancano le alternative. Quella ufficiale, ossia percorsa durante le tappe del Giro è scomponibile in tre settori: 3km iniziali in cui si arriva già al 15% anche se la salita strappa e concede un minimo di respiro con brevi addolcimenti fino al 4%, 6km di fuoco, imperterriti oltre il 10%, ripetutamente si affrontano tratti al 15-17-18% (quast’ultima la pendenza massima), e la più “facile” parte finale, 3.5km in cui si alternano passaggi al 7-8% a strappi al 11-15% fino ancora al 17% poco prima del passo: insomma solo scollinati si può davvero tirare il fiato. L’attacco è in paese: si percorre il lastricato e si prosegue sempre sulla principale (via Mortirolo e via Albertinelli) che piegando a destra porta alle prime rampe. Se invece al termine del lastricato si girasse a sinistra in via Cadelpapa e proseguendo successivamente in via degli Orti ecco la via “direttissima” come qualcuno l’ha recentemente battezzata. Qui si esagera proprio aggiungendo sofferenza alla sofferenza: parte subito con pendenze estreme e si ricongiunge alla via più famosa dopo 2.0km all’altezza del tornante della chiesa di san Matteo. Il dislivello che il percorso canonico copre in 2.6km la direttissima lo fa in 1.9km (gli utlimi 100m prima dell’innesto sono praticamente piani) con una pendenza media maggiore che si assesta al 13%.

Insomma è una salita dai molteplici volti che a pensarci bene alla fine ne mostra solamente soltanto uno: quello della sofferenza.

E’ bene segnalare che un’ecursione sul Mortirolo può essere arricchita con poca fatica da piccole aggiunte come la traversata verso Trivigno e il proseguio della salita al Col Carette di Val Bighera (2131m slm). Per la prima opzione, una volta scollinati si deve continuare sino al bivio e prendere la destra, è ben segnalato, e si ridiscende all’Aprica dapprima percorrendo una splendida strada panoramica in quota con viste mozzafiato sull’Adamello e sulla Valtellina (sono oltre 16km all’unico bivio tenere la destra altrimenti si ridiscende tra Edolo e Aprica).

 

bivio per Trivigno

Per la seconda opzione invece bisogna avere ancora un po’ di forza nelle gambe per salire ancora un poco. Il bivio in questo caso è sulla sinistra dopo 500m di discesa: la strada sale per un chilometro molto leggera, il secondo chilometro è il più duro 11% di media poi si può respirare prima di un nuovo chilometro abbondante all’ 8% di media. L’ambiente intorno è meraviglioso, lo si può godere appieno, un alpeggio ampio sella pascolo alpino e i due chilometri che mancano prima che finisca l’asfalto (non si scollina, bisogna tornare indietro) non nascondono più insidie.

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Col Carette di Val Bighera

p.s. esiste il versante di Tovo Sant’Agata affrontato al Giro d’Italia 2012 ma al momento mancano informazioni per una sua descrizione verosimile. Per chi volesse leggere e avere ulteriori info ecco un sito per noi “amico” e in questo caso interessante almeno quanto il nostro http://www.mortirolobike.it/default.aspx

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