Il valico di Valcava mette in comunicazione il lecchese con il bergamasco, la Valle San Martino con la Valle Imagna.

Si scollina a 1340m di altitudine e per arrivarci bisogna soffrire parecchio. La salita inizia lasciando la SP177 e seguendo l’indicazione per Torre de’ Busi. L’attacco è soft ma già entrando nell’abitato si ha un primo assaggio di salita vera.

Uscendo dal paese la strada riprende a salire con pendenze che raggiungono il 12% e si assestano mediamente e in modo costante intorno all’8%. Il manto stradale non è granché,  rugoso, di grana grossa e un po’ dissestato, aggiunge fatica alla fatica.

Si pedala nel fitto del bosco che avvolge selvaggiamente la salita che imperterrita continua regolare e impegnativa; si segnalano più e brevi cambi di pendenza per poche decina di metri che si fanno sentire.

Ma è all’altezza di una casa cantoniera che getta la maschera e inizia l’inferno. Un cartello ce lo anticipa segnando 18% e dopo la svolta a destra la variazione di pendenza è immediata, netta e coglie quasi impreparati. Iniziano 3km di fuoco caratterizzati da tre intensi passaggi in doppia cifra intervallati da tratti con pendenze relativamente minori (9-11%) e che permettono di rifiatare.

I primi 400m sono i più duri, pendenza massima 19%, ed è qui che Fignon nel 1988 durante un giro di Lombardia mise il piede a terra per cui attenzione, bisogna essere preparati. Anche le rampe successive lasciano poco respiro: la seconda arriva al 16% mantenendosi tra 13-15%; il terzo progredisce fino al 17% e termina in corrispondenza di un tornante verso destra in prossimità di alcune case, dopo aver superato l’unica fontanella d’acqua della salita (cartello non potabile).

Il tratto più duro è finito, mancano ormai meno di 2km e le pendenze tornano ad assestarsi intorno all’8% con qualche breve punta che strappa al 10% o poco oltre. Chi ne ha ancora può calare qualche dente anche se bisogna aver gambe e polmoni visto che molla solo in vista del valico, per la cronaca Ivan Gotti impiegò 35 minuti.

In cima la vista è piacevole anche se suggerirei di scendere nel versante bergamasco ed imboccare la deviazione Pertüs: un paio di chilometri non proprio leggeri ma il punto di arrivo regala una vista notevolmente più suggestiva.

Dal valico infatti è possibile raggiungere Costa Imagna (asfalto nuovo) da cui si può proseguire prendendo a sinistra per Valsecca, Sant’Omobono in Val Imagna o a destra per Roncola e completare a scelta il percorso.

E’ la salita più dura della zona e i rapporti agili sono fondamentali per gestirsi al meglio e non esasperare in maniera deleteria la pedalata, spianarla dà molta soddisfazione.

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2 COMMENTS

  1. Ciao, intendo fare questa salita ma, perdonatemi, dalla descrizione non mi è del tutto chiaro il riferimento a “Pertüs” quando dite: “In cima la vista è piacevole anche se suggerirei di scendere nel versante bergamasco ed imboccare la deviazione Pertüs”.

    Potete fonirmi altre indicazioni in merito? Grazie in anticipo.

    Stefano

    • La Valcava la si affronta dal versante lecchese ed è davvero molto molto tosta. Una volta arrivato in cima puoi proseguire e scendere verso Bergamo in direzione Costa Val Imagna. Dopo 2.5km circa di discesa (al 5-6%, max 7%) sulla sinistra c’è una strada asfaltata. Il bivio è segnalato da un cartello giallo o marrone indicante “Pertus”. Forse scendendo non è ben visibile ma è la prima e unica strada che si incontra e che risale il fianco della montagna. Sono 2km di salita rognosetta, il dislivello dovrebbe essere di 120m circa, un drittone che sale a gradoni con rasoiate oltre il 10% e tratti più pedalabili, ma se hai già fatto la Valcava non ti preoccupare che ce la si fa. La strada è relativamente ampia e circondata dal bosco. Non puoi sbagliare…
      Si arriva in località Forcella alta dove c’è uno spiazzo, una naturale area pic-nic, un bar per ristorarti e la panoramica vista lago che suggerivamo di ammirare.

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